Processi, reati e buon senso
La vicenda giudiziaria dell’ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi si complica, in un ginepraio di decisioni contraddittorie sulla custodia cautelare che gli è stata inflitta e che secondo la Cassazione non è adeguatamente motivata. Si andrà avanti a lungo con questo tira e molla, Lusi potrebbe restare in carcere preventivo finché non sarà processato, a quel punto dopo la probabile condanna, uscirà e comincerà la lunga serie dei processi di appello della Cassazione e così via, che dureranno chissà quanto tempo.
9 AGO 20

La vicenda giudiziaria dell’ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi si complica, in un ginepraio di decisioni contraddittorie sulla custodia cautelare che gli è stata inflitta e che secondo la Cassazione non è adeguatamente motivata. Si andrà avanti a lungo con questo tira e molla, Lusi potrebbe restare in carcere preventivo finché non sarà processato, a quel punto dopo la probabile condanna, uscirà e comincerà la lunga serie dei processi di appello della Cassazione e così via, che dureranno chissà quanto tempo. Il buon senso, e un sistema giudiziario meno barocco, vorrebbero invece che l’imputato di un reato di appropriazione indebita, che ha ammesso e che è largamente provato, venga processato immediatamente e, se condannato, sconti la sua pena. Tenere in carcere una persona prima del giudizio dovrebbe essere un’eccezione, che invece da noi è la regola, salvo poi lasciarlo libero quando è stato condannato. Non ci sfuggono le ragioni che rinviano l’esecuzione della pena alla sentenza definitiva, che nascono dall’esigenza di un accertamento scrupoloso delle responsabilità e da quella di evitare errori giudiziari. Questo però dovrebbe valere nei casi in cui la difesa dell’imputato nega la responsabilità del reato. Nel caso di Lusi, sul reato di appropriazione indebita, la difesa non oppone una rivendicazione di innocenza, ma adduce la corresponsabilità di altri, che hanno portato la procura a procedere contro Lusi anche per calunnia.
Il paradosso sta proprio in questa dubbia legittimità della carcerazione preventiva, che infatti è stata censurata dalla Cassazione per difetto di motivazione, mentre sono pochissimi i dubbi sulla colpevolezza nel reato principale. L’insistenza nell’uso della custodia cautelare invece dell’accelerazione massima del procedimento penale vero e proprio è un difetto insito nel sistema penale, ma anche di scelte discutibili nella condotta della procura, del giudice preliminare e del tribunale del riesame.